Puff, pant, argh, c’mon!

Si mormora che al dottor B. piacciano belle in carne. Voci di corridoio. Il dottore pazzo che mi ha salvato la vita con un grottesco scrupolo che sfociava nell’accanimento. Esseri umani, non superuomini. Tocco ora per la prima volta il Mac arrivata da una giornata sfiancante in cui ho raccolto pezzi di me a giro per la città e ho dato una strigliata alle briglie del mio destriero. Stamattina non riuscivo a svegliarmi ero stanca senza forze e impigliata a lacci invisibili che mi tenevano legata al letto, la bocca impastata, le coperte erano rigide sopra di me e non riuscivo a sollevarle. Non sono riuscita a portar fuori il cane né a tirare fuori me stessa da quella catacomba quando per puro caso mi telefona l’infermiera multitasking del centro salute mentale e mi chiede Elisabetta come stai? Per puro caso sto male e io non posso stare male. Tutto il mondo può crollare ma io devo tenere salde le redini di questa casa, di questa vita. Ho cliccato sul tasto emergenza, prima di affondare chiedi aiuto, e ho ammesso di stare di merda, di essere paralizzata, impaurita, intontita e stranita dal mio stesso malessere, le pareti si chiudevano sopra di me a imbuto. Mi ha detto vengo a casa a prenderti e ti porto qui ti visita il dottor B. mentre il tuo è in ferie tu hai bisogno di aiuto non ti posso lasciare così, non mi importa se non ti sei fatta la doccia se sei in pigiama io vengo a scrollarti da lì, potresti essere in grave calo serotoninico e cominciare ad avere brutti pensieri, ti faccio dare qualcosa, non puoi restare bloccata lì in quell’incubo da sola. E infatti sento suonare il campanello ed era lei mi ha infilata in macchina e portata al centro, ho aspettato un quarto d’ora che il dottore si liberasse di una signora prima di me e poi sono entrata nello studio Elisabettina non mi faccia cazzate, mi hanno riferito che lei ha detto in giro che io qui sono il dottore cattivo, grrrrr. Mi ha fatto proprio grrrr, con il gesto di graffiare. L’infermiera multitasking e io ci siamo guardate e ci siamo messe a ridere,la prima risata da giorni, e lui mi ha prescritto la Paroxetina, se proprio non vuole andare all’ospedale(no-non-ci-voglio-andare), ma da prendere sotto stretta sorveglianza, e infatti domattina ci devo ritornare a farmi controllare, devo dirgli tutto, tutti i sintomi, positivi e negativi. Mi ha detto di osservare se mi viene spesso da sbadigliare anche senza avere sonno. L’infermiera mi ha riaccompagnata con la macchina dalla mamma e siamo andate subito alla farmacia della stazione che era l’unica aperta all’ora di pranzo e al primo chioschetto ho preso un acqua e ho disciolto le mie gocce della felicità. Sarà l’effetto placebo, sarà l’effetto psicologico di avere le mie goccette in pancia ma sono riuscita a salire su un autobus, a fumare una sigaretta senza tremare, a reggermi ritta in piedi senza scorticarmi la pelle dal prurito, a scambiare due parole con la mamma, a farmi una doccia da sola, un’impresa titanica, a risciacquarmi senza cadere seduta con le ossa per terra a piangere mentre l’acqua mi scorre sulla nuca, a ingurgitare in fretta ma con appetito i cubetti di tofu con gli spinaci e il pane, a buttare giù comunque un pasto decente nonostante lo stomaco agitato, a guardarmi la pancetta che strabocca dai pantaloni con una smorfia di piacere, mentre la Patty mi asciugava la testa e la mamma addentava una schiacciata con la mortadella a secco perché l’acqua gassata le si era versata tutta nella borsa nuova, era distratta nel seguirmi e starmi dietro nella mia resurrezione, e poi correre in fretta a raggiungere il babbo accompagnata a braccetto con il carico pesante del mio corpo cucito addosso fino alla fermata, ché da sola non ci posso stare, in queste condizioni di avvilimento. Ora sono con lui e devo riposare, mettermi a guardare un film, che so, farmi una passiflora calda con tanto zucchero, Elisabettina, non mi faccia cazzate. Per qualsiasi cosa telefoni in ospedale. Una giornata può partire male e prendere una diversa piega, se tutti insieme ci mettiamo premura affetto e pazienza, giuro e prometto che guarderò le cose da un’altra angolazione, mi riprenderò, reagirò, inforcherò la scopa e mi divertirò a fare la strega, mi dipingerò le labbra solo per guardarmi baciare lo specchio, accantonerò SanValentino fino a nuovo ordine senza vergogna, infornerò il mio dolce preferito (che non sapete qual è, hahaha!), calzerò gli stivaletti speronati e scalerò anche questa montagna, sfido la depressione a travolgermi ancora, se solo osa.

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15 pensieri su “Puff, pant, argh, c’mon!

  1. ranagiovanna 14 febbraio 2013 alle 16:46 Reply

    BRAAAVAAAA

  2. Lucio Gialloreti (@LucioGialloreti) 14 febbraio 2013 alle 17:01 Reply

    Grazie , cara Elisabetta , per aver accettato il mio suggerimento spicciolo , ma vedo che mai come ora un forza mò si impone!! Logico e naturale che il tuo “scioperato” psichiatra o un suo collega debbano darti un aiuto sia farmacologico e no , ma devi rarti forza tu guardando il tutto da un ‘angolazione positiva di autostima : sei riuscita a vincere sfide ancora più dure in passato a maggior ragione devi riuscire ora ! Altri due suggerimenti spiccioli: fregatene del Gianni , ne troverai di meglio,e , se puoi ,non fare tutti i giorni la spola tra tua madre e tuo padre ; penso ti stressi di più; fai muovere loro!

    • elisabettapendola 14 febbraio 2013 alle 17:22 Reply

      uahahahha, ecco, questo glielo faccio leggere, mi sembra proprio un’ottima idea, io mi stresso!

  3. icalamari 14 febbraio 2013 alle 17:14 Reply

    Su, Betty, su! :-) :-) :-)

  4. LA LUNA NERA 14 febbraio 2013 alle 17:41 Reply

    hai visto che avevo indovinato: è proprio la serotonina quella che manca!
    mi risulta che possiamo prenderla dal sole e …. dal cioccolato!
    però quello di fare la strega è un MIO vecchio desiderio, quindi non fare scherzi, passami le istruzioni che poi voliamo insieme sulle scope!
    ciao!

  5. beta endorphin 14 febbraio 2013 alle 18:32 Reply

    Il castagnaccio??? Non lo avrei MAI detto!:P

  6. Michele 14 febbraio 2013 alle 19:08 Reply

    eh no, ora esigo la ricetta del dolce preferito, e magari un invito a mangiarne una fettona… il passito lo porto io ;)

  7. patty 14 febbraio 2013 alle 23:31 Reply

    ciao betty, sono felice sapere che stai meglio….quando hai bisogno di asciugarti i capelli fammi sapere :) Patty

  8. Dea Silenziosa 15 febbraio 2013 alle 05:51 Reply

    Elisabetta, sei molto simpatica. Confesso che quando sono arrivata qui un’altra volta, e ho letto un po’ di te e della tua vita, sono uscita subito, piuttosto.. colpita-frastornata, non ce l’ho fatta a scrivere, e nemmeno a mettere un like, è stata un po’ una botta nello stomaco, e mettere un like sotto racconti simili mi sembra quasi un’indelicatezza.
    Sono tornata per dirti che tifo per te, davvero. E dacci dentro coi dolci e coi film quelli belli! Bisogna volersi bene ;)
    Aurora

  9. LA LUNA NERA 15 febbraio 2013 alle 08:31 Reply

    mi hai fatto ridere! tu non sei nè vecchia, nè zitella (solo temporaneamente sprovvista di Uomo al fianco), io invece calzo a pennello la tua definizione! come va oggi?

  10. elena 15 febbraio 2013 alle 12:10 Reply

    prima che tu te ne sia resa conto anche questi giorni ‘ballerini’ saranno passati… fuori c’è un bel sole, se ti va di fare due passi sarà un surplus di serotonina:-)

    p.s.: viva le streghe! la mia mamma mi ha cresciuto con la convinzione che lo fossi e per tutta l’infanzia ho cercato di svolazzare sull’aspirapolvere, indovinare il futuro, fare innamorare improbabili spasimanti con succhi di frutta del monte ‘truccati’ e addomesticare ragni…

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